Psicoterapia corporea di Wilhelm Reich

Wilhelm Reich è un personaggio controverso. Un genio e, come tutti i geni, troppo avanti rispetto ai tempi in cui ha vissuto e operato e, quindi, un personaggio scomodo. Molto su di lui è stato detto e solo molto recentemente la sua opera, le sue scoperte e le sue intuizioni sono state rivalutate.

Allievo di Freud, accolto nella Società Psicoanalitica a soli ventitré anni, Reich riconosce la validità della teoria freudiana delle pulsioni e dello sviluppo psico-sessuale, che avviene in varie fasi, e nel tempo la amplia e la approfondisce, collegandola alle scoperte che lui stesso aveva fatto.

I punti principali della teoria di Reich, sulla base dei quali egli ha sviluppato la sua psicoterapia corporea (chiamata Vegetoterapia Caratteroanalitica) sono i seguenti:

  1. l’energia
  2. la pulsazione
  3. l’identità funzionale psiche-corpo
  4. il carattere e la corazza o armatura muscolare
  5. la memoria corporea
  6. i sette segmenti o livelli
  7. la mancanza di contatto.

Per una descrizione maggiormente dettagliata dei principi della teoria reichiana, puoi proseguire la lettura di questo post o, in alternativa, seguire il link riportato su ciascun punto elenco.

1. L’energia

Quando Freud scoprì l’esistenza e riconobbe l’importanza dell’energia sessuale, Reich ne comprese la portata e cercò di approfondire e generalizzare le osservazioni di Freud. Partì dal particolare per arrivare al generale, dal funzionamento di un individuo per arrivare al funzionamento della Natura e dell’Universo (vedi “La funzione dell’orgasmo”, “Superimposizione cosmica” e “Esperimenti bionici sull’origine della vita”).

L’idea di Reich era che l’energia sessuale, in quanto energia, doveva essere in qualche modo misurabile e scoprì che, effettuando delle apposite misurazioni, il piacere provocato da un orgasmo modificava la carica elettrica sulla superficie della pelle della persona e chiamò inizialmente questa carica elettrica “energia bioelettrica“, o “energia biologica” (di cui le emozioni sono una espressione) o “bioenergia” se riferita a un organismo vivente, e in seguito “energia orgonica” se riferita all’Universo.

Scoprì anche che tutte le sensazioni fisiche di piacere e le emozionipositive” generano un’espansione dell’organismo, con il conseguente senso di “apertura” e l’aumento della carica elettrica sulla pelle.

Al contrario, sensazioni fisiche sgradevoli ed emozioninegative” generano una contrazione dell’organismo, con il conseguente senso di “chiusura” e la diminuzione della carica elettrica sulla superficie della pelle.

Nel suo processo “dal particolare al generale”, Reich arrivò a confermare le sue intuizioni riguardo all’energia: essa pervade tutto l’Universo ed è presente in ogni cosa con diversi livelli di densità.

2. La pulsazione

L’energia per sua natura si muove (pensate all’incessante movimento degli elettroni intorno al nucleo di un atomo) e tutti i processi biologici sono caratterizzati da movimento, dove l’assenza di movimento energetico genera la stasi che, se prolungata nel tempo, porta alla morte dell’organismo.

Questo movimento bioenergetico è composto da un momento di espansione-apertura e un successivo momento di contrazione-chiusura, che si alternano. E questa è la pulsazione organica: una sequenza alternata di movimenti di espansione e contrazione, di apertura e chiusura. Le cellule, i polmoni, il cuore e molti altri apparati e organi seguono questo andamento. Un organismoaperto” è un organismo in contatto con se stesso e con l’ambiente, con cui scambianutrienti” necessari alla sopravvivenza sia dell’organismo sia dell’ambiente (entrambi prendono qualcosa e danno qualcosa). Un organismochiuso” è un organismo confinato dentro se stesso, che scambia con l’ambiente il minimo indispensabile alla propria sopravvivenza e alla sopravvivenza dell’ambiente stesso.

L’organismo è sano quando mantiene la sua pulsazione organica, quando cioè rimane capace di aprirsi e di chiudersi nel rispetto delle proprie necessità, quindi, quando non permane in una chiusura cronica e continua (ad es. l’autismo) e nemmeno in una apertura eccessiva e senza confini (ad es. la psicosi).

Ma cosa porta gli organismi viventi a chiudersi o ad aprirsi? Come abbiamo detto, a fronte di sensazioni ed emozioni piacevoli e di un ambiente accogliente e stimolante l’organismo si apre; quando invece l’organismo è inserito in un ambiente frustrante e pieno di pericoli, per garantirsi la sopravvivenza, difendersi dal dolore e gestire la paura, l’organismo “risponde”, reagisce contraendosi e chiudendosi. Pensate a una lumaca: toccate le sue antenne una prima volta, lei le ritrae e dopo poco le apre di nuovo; toccate le antenne una seconda volta, lei le ritrae ma ad aprirle di nuovo ci mette più tempo, perché non si fida; toccate le antenne una terza volta, la lumaca le ritrae e non le apre più finché percepisce la vostra presenza, sentita come un pericolo.

Per l’essere umano è la stessa cosa. Se ha bisogno di difendersi dal dolore e dalle frustrazioni e di arginare la paura, l’organismo umano reagisce sul piano energetico, psichico e corporeo: alla contrazione e al ritiro della propria energia biologica per difendersi ad esempio da un lutto, corrispondono un ritiro delle emozioni (che saranno nascoste, represse, negate, ecc.), una chiusura caratteriale che si esprimerà con atteggiamenti e comportamenti cosiddetti difensivi e di chiusura e una contrazione della muscolatura, assumendo delle peculiari posture ed espressioni del viso.

Pensate a quando, guardando un film o leggendo un libro, sentiamo salire la commozione e le lacrime: cosa facciamo per non piangere e per non far vedere agli altri che ci siamo commossi? Senza accorgercene, in modo “spontaneo” contraiamo i muscoli della gola sentendo il “groppo in gola” e in questo modo riusciamo a controllare il pianto completamente, o al massimo a far uscire solo qualche lacrima.

Quando invece l’essere umano sperimenta sensazioni piacevoli, emozioni di gioia, sente che l’ambiente in cui si trova è caloroso, gli fornisce supporto, sostegno e accoglienza, accettandolo per quello che è, e che può esprimere liberamente le proprie emozioni, allora a questa situazione di piacere e di serenità l’organismo umano reagisce con un movimento di apertura e di gioia a livello psichico e con una espansione a livello muscolare, nel senso che i muscoli non sono contratti, ma sono flessibili ed elastici.

Quando a causa di conflitti psichici o di emozioni represse l’energia non riesce più a muoversi liberamente e a mantenere la sua naturale pulsazione, si crea un blocco energetico che si riflette anche da altri livelli: a livello muscolare generando una contrazione cronica in una determinata area corporea; a livello emozionale attraverso la difficoltà sempre maggiore di sentire le emozioni (una sorta di anestesia emozionale progressiva); a livello cognitivo con la creazione di pensieri e modi di vedere molto strutturati e rigidi e infine a livello vegetativo attraverso conseguenze sul funzionamento del sistema nervoso vegetativo (simpatico e parasimpatico).

Tutto questo naturalmente ha conseguenze dirette anche sulla strutturazione del carattere, che in qualche modo rappresenta la sommatoria di tutti questi elementi in relazione tra loro.

Più avanti (parlando dei sette livelli, par. 6), vedremo come i blocchi energetici si strutturano lungo tutto il nostro corpo.

3. L’identità funzionale psiche-corpo

Da quanto esposto fino ad ora, (leggi i post su “introduzione al pensiero di Wilhelm Reich”, “l’energia”, “la pulsazione”) risulta quindi evidente che per Reich i processi psichici e quelli corporei sono una unità integrata e hanno la stessa identica funzione difensiva. E questo è un altro caposaldo del pensiero reichiano: l’identità funzionale psiche-corpo. Vale a dire che i processi emozionali e quelli corporei sono strettamente interconnessi e hanno la stessa funzione, essendo uno lo specchio dell’altro.

Se un bambino vive in un ambiente repressivo che lo costringe a reprimere il pianto, egli sottoporrà i muscoli della sua gola a una contrazione continua che nel tempo diventerà cronica (livello psichico) e potrebbe diventare un adulto duro, distaccato e poco empatico, che non esprime le proprie emozioni (livello comportamentale e caratteriale).

Alla fine quindi il corpo è il mezzo, lo strumento che abbiamo per esprimere e manifestare le nostre emozioni. Ad esempio, quando muovo una mano per dare una carezza o uno schiaffo, la mano si muove perché “dietro” quel movimento c’è una intenzione, una emozione di tenerezza o di rabbia. Se trattengo dentro di me la tenerezza e non la esprimo, non sentirò nemmeno il desiderio di fare una carezza e la mia mano non si muoverà.

4. Il carattere e la corazza (o armatura caratteriale e muscolare)

Poiché i processi psichici e quelli corporei hanno la stessa funzione di difendere l’organismo dai pericoli esterni o interni (emozioni represse o rimosse che se non controllate potrebbero divenire consapevoli), entrambi costruiranno delle “strutturedifensive diverse, con lo scopo appunto di proteggere l’organismo e difenderlo.

La parte energetico-emozionale-psichica strutturerà il carattere di una persona (o armatura caratteriale), e quindi il suo specifico modo di pensare, relazionarsi, comunicare, con i comportamenti e gli atteggiamenti che lo caratterizzano.

Il corpo strutturerà la cosiddetta corazza o armatura muscolare, che si esprime attraverso la corporeità di una persona, attraverso quindi la sua postura, la forma e la postura delle spalle, del bacino, delle gambe, ecc., che sono il risultato delle contrazioni muscolari croniche, dette anche blocchi energetico-muscolari.

Poiché l’armatura muscolare è l’equivalente somatico del carattere, allora possiamo dire che i meccanismi di difesa di una persona sono psicosomatici, o somatopsichici per usare le parole di Federico Navarro.

Ma c’è un però. Infatti, se da una parte l’armatura che costruiamo ci difende dal dolore, allo stesso tempo purtroppo ci rende più rigidi, meno capaci della nostra naturale pulsazione di espansione-contrazione e, di conseguenza, ci rende più difficile o ci impedisce il piacere.

E il sintomo che cosa rappresenta? Qual è la sua funzione? Per Reich il sintomo corporeo si manifesta quando l’armatura difensiva si destabilizza perché non riesce più a fronteggiare le situazioni, gli stress e i pericoli provenienti dall’ambiente (esterno e/o interno). In questa ottica quindi, il sintomo rappresental’alert”, l’allarme con cui il corpo dice che è stato perso l’equilibrio e che c’è qualcosa che non va, di cui la persona dovrebbe prendersi cura. In questo modo, il corpo ci aiuta perché ci mostra e ci costringe a vedere quello di cui non siamo o non vogliamo essere consapevoli.

5. La memoria corporea

Nel corso della nostra vita, a partire dal concepimento, abbiamo fatto milioni di esperienze in relazione alle quali abbiamo provato delle emozioni.

Sulla base di queste emozioni stratificate nel tempo si è formato il nostro carattere che, essendo con il corpo una unità integrata, ha nel corpo il suo equivalente.

Ciò significa che il nostro carattere si esprime nel corpo attraverso le contrazioni muscolari, le rigidità, gli atteggiamenti posturali, le espressioni del viso, ecc.

Di conseguenza, se corpo e carattere sono uno lo specchio dell’altro, anche il corpo ha una sua memoria, detta memoria periferica o implicita, che per la maggior parte è inconscia e indipendente dalla memoria cognitiva e consapevole.

Quindi, Reich afferma che il corpo conserva le tracce delle esperienze passate, delle sensazioni e delle emozioni vissute e che, attraverso la psicoterapia corporea, questi “ricordi fisici” possono essere recuperati, portandoli alla consapevolezza, elaborati e superati.

Ed è importante poterlo fare in quanto, anche se implicita e inconsapevole, tuttavia questa memoria corporea influenza comunque il nostro modo di essere, di pensare, di relazionarci con noi stessi e con gli altri e rende più difficile vivere la vita con pienezza.

6. I sette segmenti o livelli

Osservando i suoi pazienti, Reich si rese conto che i blocchi energetici (e quindi muscolari) non si dispongono in modo casuale nel corpo, ma si strutturano in sette segmenti o livelli orizzontali, che coinvolgono tutto il corpo.

Ciascun segmento è come un anello, una fascia che interessa tutti gli organi interni ed esterni, le parti del corpo e gli apparati facenti parte di quel determinato livello e integra l’aspetto energetico, muscolare ed emozionale correlato a quella determinata parte del corpo:

Corazza muscolare e segmenti

  1. Primo livello – segmento oculare. Organi: occhi, orecchie, fronte, sopracciglia, naso, cervello.
  2. Secondo livello – segmento orale. Organi: labbra, bocca, lingua, palato, denti, gola, nuca.
  3. Terzo livello- segmento cervicale. Organi: collo, gola, tiroide, ghiandole, tonsille.
  4. Quarto livello – segmento toracico. Organi: torace, spalle, braccia, mani, timo, trachea, polmoni, bronchi, cuore.
  5. Quinto livello –segmento diaframmatico. Organi: diaframma, fegato, stomaco, duodeno, pancreas, milza.
  6. Sesto livello – segmento addominale. Organi: organi interni dell’addome, intestino, reni, muscoli addominali.
  7. Settimo livello – segmento pelvico. Organi: genitali interni ed esterni, vescica, sfinteri, bacino, gambe.

Questi blocchi energetico – muscolari, si vanno strutturando nel corso del tempo in corrispondenza delle diverse fasi evolutive e di sviluppo del bambino. Partendo da questa considerazione, Reich sviluppa una serie di tecniche espressive, di esercizi corporei (detti acting), che ripercorrono tutte le tappe evolutive e il cui scopo è quello di ammorbidire la muscolatura per consentire alle emozioni e ai traumi in essa “rinchiusi” di affiorare alla coscienza e di liberarsi, esprimendosi. Liberando le emozioni, che “sono flussi di energia presente nel corpo”, le tensioni si allentano, la muscolatura si ammorbidisce e l’energia, che trova meno ostacoli lungo il proprio cammino, fluisce più liberamente.

Con la sua opera, Reich trasforma radicalmente la metodologia psicoanalitica, in quanto all’analisi del carattere e delle sue resistenze associa il lavoro corporeo.

In anni più recenti, verso la fine del secolo scorso, Federico Navarro si è assunto il difficile e oneroso compito di sistematizzare l’intero lavoro di Reich.

7. La mancanza di contatto

Secondo Reich, la mancanza di contatto affettivo amorevole, emozionale-energetico e corporeo tra il bambino e i genitori è alla base del disagio e del malessere delle persone.

Poiché attraverso il contatto si esprime l’amore, la carenza di contatto affettivo-emozionale-corporeo causa principalmente la scissione, la separazione tra la parte psichica e quella corporea di una persona, in cui si “rompe” il senso di interezza e di integrazione di sé e viene minato profondamente il senso della propria identità.

Inoltre, un bambino che non ha potuto godere di una buona esperienza di contatto, sarà un adulto che avrà grandi difficoltà di contatto con le proprie emozioni e con il proprio corpo.

Questo contatto può essere ripristinato attraverso la psicoterapia corporea.