Risolvere l’ansia con la Picoterapia Breve Corporea – PBC

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Definiamo l’ansia

L’ansia è una emozione, una risposta alle situazioni di stress o di pericolo ed è necessaria alla difesa e all’adattamento della persona. È una naturale reazione di allarme che coinvolge anche il corpo e la cui funzione è attivare tutti i sensi e i sistemi della persona per farle riconoscere e fronteggiare una minaccia (o percepita tale) e prepararsi ad una eventuale difesa o fuga.

Quindi, fondamentale per la sopravvivenza dell’Uomo, nel giusto “dosaggio”, è una importante risorsa che ci protegge dai rischi e potenzia le nostre capacità di fronteggiare una situazione (ad es. sotto esame).

In “dosi eccessive” invece ha l’effetto opposto: può influire negativamente sulla nostra capacità di affrontare una determinata condizione e bloccarci fino alla paralisi.

Quando siamo in ansia, da un punto di vista emotivo proviamo apprensione, incertezza, senso di allarme, tensione, paura di non farcela. Dal punto di vista fisiologico e corporeo, si presentano diversi sintomi neurovegetativi, come aumento della sudorazione, vampate di calore o brividi, respiro bloccato, senso di soffocamento, nausea, diarrea o altri disturbi gastrici, tachicardia, formicolii, tensione muscolare, aumento della pressione arteriosa, tremori, incapacità a stare fermi, necessità di urinare frequentemente, ecc., che sono tanto più invalidanti e fastidiosi quanto più è acuto lo stato d’ansia.

Quando l’ansia diventa un problema

Dobbiamo iniziare a farci qualche domanda quando ci rendiamo conto che il naturale sistema di protezione e adattamento dell’ansia non ci aiuta ad affrontare le situazioni della vita ma, anzi, ci rende la vita impossibile!

E questo accade quando proviamo un’ansia eccessiva, sproporzionata, ingiustificabile rispetto alla situazione reale che l’ha attivata o quando lo stato d’ansia si presenta in modo improvviso e imprevedibile, apparentemente in assenza di un fattore scatenante. O ancora, quando il corpo manifesta tutta una serie di disturbi somatici e neurovegetativi che esprimono un disagio più profondo di cui forse non siamo del tutto consapevoli.

Accettare la natura psicologica dei propri disturbi fisici

La cosa che mi è capitata più frequentemente, anche come psicoterapeuta, è vedere la grande difficoltà che in genere le persone hanno a riconoscere, e accettare, la natura psicologica dei propri disturbi fisici.

Questo perché siamo fortemente influenzati da una logica medica meccanicistica, per certi aspetti rassicurante ma deresponsabilizzante, che separa la psiche dal corpo e li vede come due entità autonome che non si parlano né si influenzano. Per cui se è il corpo ad ammalarsi, è su quello che bisogna intervenire: prendiamo semplicemente una pillola o delle gocce e tutto si sistema, non c’è bisogno di fare altro.

Ma non è così. Psiche e corpo costituiscono una unità e sono strettamente interconnessi: ciò che avviene sul piano psichico-emozionale si ripercuote e si esprime anche sul piano corporeo (e viceversa) e le emozioni, tra cui l’ansia, costituiscono il ponteche unisce questi due “piani”. E per questo è necessario un approccio olistico e integrato capace di aiutare la persona a 360 gradi.

Quindi succede che per la difficoltà di ammettere la natura psichica del nostro malessere, spesso ci sottoponiamo a lunghi iter di esami clinici che, per fortuna, hanno tutti lo stesso esito: non c’è assolutamente nulla. Ma anche quando il medico sentenzia “Lei sta benissimo, non ha niente! Il Suo è un disturbo psicosomatico”, oppure “Il Suo malessere è di natura psicologica” abbiamo difficoltà ad accettare che le cause del disagio possano essere emozionali e a chiedere aiuto a uno psicologo.

In questo modo, rimandiamo il momento in cui iniziare una psicoterapia che risolva le nostre difficoltà, i sintomi spesso peggiorano e perdiamo del tempo prezioso.

L’ansia e i disturbi fisici sono un sintomo!

Poiché psiche e corpo sono interconnessi, sia i disturbi fisici che il malessere emotivo, (legati all’ansia ma non solo), non sono altro che il sintomo di qualcosa che non sta andando come dovrebbe.

In fondo, guardando le cose da un’altra prospettiva, tutti i sintomi sono una grande risorsa e una grande occasione, perché ci fanno rendere conto che qualcosa non va. Quindi, lavorano per noi e per il nostro benessere e non dovrebbero essere il “nemico” da combattere ma i nostri preziosi alleati, perché ogni sintomo contiene al suo interno una grande opportunità: quella di occuparci di noi e di stare meglio, affrontando e possibilmente risolvendo una sofferenza che ci portiamo dentro ormai da troppo tempo.

In questa ottica, possiamo “utilizzare” l’ansia e la crisi che essa genera per acquisire una maggiore consapevolezza di noi stessi, comprendere le cause di quello che ci sta succedendo e, agendo su di esse, conquistare una vita più piena e soddisfacente.

Le cause dell’ansia

Ci sono molte situazioni della nostra vita che, portando dei cambiamenti, essendo nuove o vissute come pericolose, possono attivare una risposta ansiosa: cambiamenti nel lavoro, separazione, divorzio, cambiamento di casa, matrimonio, la prima storia d’amore importante, il primo rapporto sessuale completo, il cambiamento di scuola o città, l’inizio dell’università, tenere una conferenza, ecc. Tuttavia queste non sono le vere cause della nostra ansia, ma solo i fattori scatenanti che l’hanno attivata.

Perché l’ansia è causata, principalmente, da tre fattori:

  • Conflitto interno: l’ansia esprime la presenza un conflitto interno, spesso risalente all’infanzia, di cui non siamo consapevoli e di cui quindi non possiamo occuparci; un fattore esterno scatenante riattiva questo conflitto e si ha la risposta ansiosa.
  • Insicurezza: se ci sentiamo all’altezza delle situazioni della vita, se sentiamo profondamente di poter fare affidamento su noi stessi, di essere capaci di affrontare le difficoltà e risolvere i problemi, certamente non si attiverà l’ansia in “dosi eccessive”; ma se la fiducia è fragile o viene a mancare, ecco che di fronte alle difficoltà, ai cambiamenti e alle situazioni nuove potremo sperimentare un forte stato d’ansia.
  • Insoddisfazione personale: spesso non siamo consapevoli di essere insoddisfatti delle relazioni affettive, del lavoro, della sessualità, di calpestare e reprimere i nostri bisogni e desideri, di dire sì quando desidereremmo dire no, di evitare di esprimere sentimenti ed emozioni, di costringerci a restare in relazioni che non sono soddisfacenti, escludendo dalla nostra vita quello che desideriamo e di cui abbiamo bisogno. Quando questo succede, quando non siamo consapevoli di rinunciare a delle parti importanti di noi, l’ansia può diventare la strada attraverso la quale l’insoddisfazione si esprime e arriva alla nostra consapevolezza.

 

Ricordo sempre una giovane donna che aveva difficoltà ad affermare i propri desideri con il compagno, assecondandolo in tutto. Gli diceva sempre di sì, pur di andargli incontro andava contro se stessa e i propri desideri, reprimendoli. In questi casi, provava una forte rabbia, reprimeva anche quella e alla fine esplodeva in una crisi d’ansia, spesso molto acuta e debilitante.

 

Come è facile immaginare, sono l’educazione e l’amore che abbiamo ricevuto all’interno della nostra famiglia, la relazione con i nostri genitori e le esperienze della vita (soprattutto in età infantile) che consentono ai fattori che causano l’ansia di nascere, crescere e fortificarsi. È quindi in questi ambiti che, con l’aiuto di uno psicologo, possiamo cercare la soluzione.

E i farmaci?

I farmaci prescritti per l’ansia sono gli ansiolitici, i cosiddetti “tranquillanti”, che sono a tutti gli effetti degli psicofarmaci e, come tali, possono portare dipendenza fisica, psicologica, problemi di tolleranza (cioè necessità di aumentare il dosaggio per avere un minimo effetto) e andrebbero utilizzati solo nei casi di emergenza. In alcuni casi, insieme all’ansiolitico viene prescritto anche un antidepressivo, perché ansia e depressione vanno spesso a braccetto.

Anche se nei casi acuti i farmaci sono un valido aiuto a volte necessario, tuttavia non curano le cause dell’ansia, ma agiscono solo sul sintomo, che viene “placato”, anestetizzato, camuffato. È come voler curare un dente cariato con un antidolorifico: il dolore per un po’ passa, ma se non si cura la carie il problema resta. E in genere peggiora.

Risolvere l’ ansia con la Psicoterapia Breve Corporea – PBC

La Psicoterapia Breve Corporea – PBC (Psicoterapia Breve Caratteroanalitica) si basa sugli stessi principi teorico metodologici della Psicoterapia Corporea Reichiana (Vegetoterapia Caratteroanalitica di W. Reich).

Rispetto agli altri approcci di breve durata, il vantaggio della PBC consiste nella possibilità di integrare il lavoro corporeo con il classico lavoro verbale, potendo lavorare quindi contemporaneamente sia sul livello emozionale sia sul livello fisiologico e corporeo, i cui sintomi neurovegetativi sempre accompagnano gli stati ansiosi.

Il lavoro corporeo della PBC, infatti, consiste nell’attivare la respirazione profonda che, sciogliendo il diaframma, consente di respirare in modo più libero e naturale e nel realizzare una serie di movimenti espressivi che, agendo a livello neuromuscolare, aiutano a scaricare e ridurre le tensioni fisiche e lasciano emergere le emozioni, rendendo più profonda la consapevolezza di sé e delle proprie difficoltà.

Durante il lavoro corporeo, possono affiorare ricordi dimenticati, anche della prima infanzia, conflitti di cui non si era consapevoli, eventuali situazioni traumatiche, tutti elementi che possono costituire la causa dell’attuale stato ansioso.

In seguito al lavoro corporeo avviene l’integrazione: le difficoltà e il malessere attuali generati dall’ansia vengono collegati con l’esperienza familiare, di relazione con i genitori e con la personale esperienza di vita.

E una volta compreso più profondamente come siamo fatti, come funzioniamo e le cause del nostro disagio, l’ansia non ha più motivo di esistere e gradualmente svanisce, migliorando la fiducia, l’autonomia e la nostra capacità di gestire i problemi e la vita quotidiana.