Guardarsi e parlarsi con amore

Ormai quotidianamente mi capita di notare e di far notare ai miei pazienti che ci guardiamo con gli stessi occhi con cui siamo stati guardati, con gli occhi dei nostri genitori.

Anzi, riusciamo ad essere ancora più duri, severi, giudicanti e svalutanti con noi stessi della durezza, severità, giudizio e svalutazione che abbiamo ricevuto. Difficilmente più teneri e amorevoli.

Volersi bene

 E poi, quanti di noi sentono una “vocina interna” che, non perdendo mai l’occasione di dire la sua, ci tiene sotto stretta sorveglianza, rimproverando, criticando, richiamandoci ai “nostri doveri”, sottolineando che non siamo stati tanto bravi e avremmo potuto fare meglio, non essendo in fondo mai contenta e soddisfatta di tutto ciò che facciamo. Alla fine, le cose che le vanno bene sono davvero poche.

Certo, può essere un punto di riferimento, ci indica una strada, che però non è la nostra strada, perché è distante da ciò di cui abbiamo veramente bisogno, da quello che desideriamo più profondamente.

E, come per gli occhi, la nostra voce è molto più dura e intransigente di quella che abbiamo ascoltato dai nostri genitori.

Gli occhi dei nostri genitori non sono i nostri occhi, ma sono quelli con cui guardiamo il mondo e ci guardiamo. La loro voce non è la nostra voce interna, ma è quella che usiamo per parlarci.

La buona notizia è che tutto questo può cambiare: possiamo ammorbidire i nostri occhi per guardarci finalmente con tenerezza e amore, possiamo cambiare la nostra voce interna per rivolgerci parole più accoglienti e trattarci con più comprensione e rispetto per noi stessi. Semplicemente, possiamo imparare a volerci più bene.

Come? Con una buona psicoterapia… 🙂

Quello che chiamiamo il nostro destino in realtà è il nostro carattere, e il carattere si può cambiare.

Anais Nin