Articolo “Le funzioni genitoriali: una prospettiva che va oltre il ruolo”

Sul portale di Psicocittà, è stato pubblicato ieri il mio articoloLe funzioni genitoriali: una prospettiva che va oltre il ruolo“.

Potete trovare l’articolo sulla mia pagina personale.

Spero che lo troverete interessante!

A presto!

Le funzioni genitoriali: una prospettiva che va oltre il ruolo

Ognuno di noi è nato dall’incontro di un ovulo (di una donna) con uno spermatozoo (di un uomo) che lo ha fecondato. Attraverso questo incontro, che può essere avvenuto in molti modi (attraverso un rapporto sessuale, una fecondazione in vitro, una inseminazione artificiale), ognuno di noi porta dentro di sé non solo il patrimonio genetico di entrambi i genitori biologici, ma anche una parte “maschile” e una parte “femminile”, indipendentemente dal proprio genere di appartenenza.

Questo consente sia a un uomo che a una donna di contenere dentro di sé entrambe le funzioni, o princìpi genitoriali (o codici), sia quella legata alla definizione di sé (tradizionalmente il paterno) sia quella legata all’accudimento (tradizionalmente il materno), e di essere in grado di esprimerli ed esercitarli nei diversi momenti e situazioni della vita.

Ciò significa che ognuno di noi ha dentro di sé una parte capace di accogliere con amore, nutrire, prendersi cura, proteggere, accudire e una parte capace di definire, dare regole, aprire verso il mondo e sostenere in questa esplorazione.
Ciascuna funzione è fondamentale per il sano sviluppo psico-fisico-emozionale di una persona ed è interconnessa e complementare all’altra.

Nella famiglia tradizionale queste funzioni sono svolte dalla donna e dall’uomo e in ogni caso non in modo rigido, soprattutto negli ultimi trent’anni. Ripensando ai nostri genitori, infatti, molti di noi hanno avuto un padre più caldo, affettuoso e accogliente e una madre più “definente” nel fornire delle regole.

Nelle famiglie omoaffettive, un partner esprimerà in modo preponderante una delle due funzioni (ad esempio quella di accoglienza) e l’altro partner esprimerà l’altra, rispettando ciascuno la propria funzione ma senza confini rigidi. E questo è possibile perché si tratta di funzioni genitoriali che non sono legate al sesso di chi le esercita ma a una “tendenza” individuale, che dipende dalle personali esperienze di vita che hanno modellato carattere e personalità.

Le diverse funzioni di campo

Nella teoria post reichiana (Federico Navarro, Francesco Dragotto, Genovino Ferri), si parla infatti di:

  1. “funzione di primo campo energetico”, che è quello dell’accudimento,
  2. “funzione di secondo campo energetico”, che è quello della definizione di sé,
  3. “funzione di terzo campo energetico”, che è quello del sociale rappresentato ed espresso prima di tutto dalla famiglia.

Parlare quindi di “funzione di campo” (primo, secondo, terzo) ci consente di sganciare la specifica funzione genitoriale dal sesso, dal “genere” della persona che la svolge.

La funzione di primo campo energetico

La funzione di accudimento – primo campo – svolta sempre da una donna nella gravidanza, nel parto e nell’allattamento al seno (nell’allattamento artificiale può essere svolta ovviamente anche da un uomo), è quella di accogliere incondizionatamente, di accettare e nutrire, di accudire con amore e prendersi cura, di proteggere e contenere, ed è più semplice da individuare e definire poiché si esprime in modo evidente a livello biologico e fisiologico.

Grazie alla funzione di accudimento, sperimentiamo la bellezza di un contatto affettivo e fisico profondo, la sensazione di essere accolti e accettati per quello che siamo, con i nostri “spigoli” e le nostre difficoltà, e poniamo le basi per sviluppare ed esprimere la nostra capacità di contatto e di amore.

La funzione di secondo campo energetico

Ma individuare e definire la funzione legata alla definizione di sé – secondo campo – è più complesso perché, apparentemente, dopo che lo spermatozoo ha fecondato l’ovulo, la funzione di questo secondo campo maschile biologicamente e fisiologicamente sembra aver esaurito il suo compito. Ed evidentemente non è così perché, anche se in modo diverso dal primo campo, questo compito si esplica fin dal concepimento e per tutto il tempo della crescita della persona umana.

Svolgere una funzione di secondo campo – tradizionalmente paterna– significa aiutare un’altra persona a uscire e “separarsi” dall’utero, dalla madre e dal campo materno (sia in senso reale che figurato), e quindi a nascere per “uscire nel mondo” e andare alla ricerca della propria individualità, per definirsi e trovare la propria identità.

In questo processo di separazione e individuazione di sé, la funzione di secondo campo è quella che definisce e fornisce regole chiare, che da un lato costituiscono la guida per orientarsi nel mondo ed esplorarlo e dall’altro forniscono i limiti entro cui muoversi, definiscono i confini (di cui i bambini hanno bisogno e che li rassicurano) dello spazio di azione individuale in cui sperimentare la propria autonomia.

La funzione di secondo campo è quella che aiuta a scoprire i gusti e gli interessi personali, che spinge, guida e sostiene verso nuove esperienze, aprendo l’individuo all’esplorazione del mondo “fuori” dal campo materno, unica strada possibile per raggiungere l’autonomia.
È infine quella che insegna ad affrontare le situazioni della vita attraverso l’impegno e l’assumersi la piena responsabilità di se stessi.

In questo senso, la funzione di secondo campo (per Francesco Dragotto, il Principio Paterno) è quella che prima “fa nascere” (nel senso che fa uscire) dall’utero materno, perché “attira fuori” verso il mondo, e poi “fa nascere” dalla famiglia per entrare nella società.

Le funzioni genitoriali: i nostri punti di riferimento Intese in questo modo, le funzioni genitoriali costituiscono dei fondamentali punti di riferimento per ciascuno di noi, durante l’intero arco della nostra vita e possono essere svolte ed espresse indifferentemente da un uomo e da una donna.

Quante volte abbiamo cercato e incontrato delle persone speciali che ci hanno dato l’accoglienza e l’amore di cui avevamo bisogno o che sono state una guida in un determinato momento di disorientamento?
Ecco, indipendentemente dal loro sesso, quelle persone hanno svolto rispettivamente una funzione di primo e di secondo campo.

Le funzioni genitoriali nel lavoro terapeutico

Anche come Psicoterapeuta, a seconda della situazione, rappresento in alcuni casi una funzione di primo campo accogliente e caldo e in altri casi una funzione di secondo campo che dà regole, definizione e spinge verso l’esplorazione del mondo. Se non fosse così, non potrei aiutare le persone nel loro viaggio di cambiamento e trasformazione verso l’autonomia.

Una delle persone meravigliose che ho incontrato sulla mia strada mi diceva sempre che la Psicoterapia è una lunga storia di dipendenza sana, il cui obiettivo è arrivare all’autonomia e alla separazione.

Il lavoro con le coppie, soprattutto quello legato alla preparazione, al concepimento e al parto, è centrato anche sulla esplorazione e definizione delle funzioni genitoriali, per aiutare ciascun partner a comprendere e assumere la propria funzione con maggiore consapevolezza e responsabilità.

Allo stesso modo, nei percorsi di sostegno ai genitori, si lavora per “pulire” la loro relazione da proiezioni, sensi di colpa e dinamiche poco costruttive, così da portare di nuovo alla luce l’amore che li unisce e, contemporaneamente, si lavora perché ciascuno riconosca la propria funzione e quella dell’altro.

Francesco Dragotto dice sempre che, prima di concepire e far nascere un figlio, bisogna “far nascere” dei genitori, aiutandoli a diventare tali, attraverso la comprensione del senso profondo della loro funzione.